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La nascita
e lo sviluppo della cartiera della famiglia Sordini è strettamente legata alla presenza
dell’acqua del fiume Menotre, che, scendendo dalla montagna con un forte
pendio e precipitando poi a valle con numerosi dislivelli, poteva essere
sfruttata per alimentare i molini e gli opifici che, già dalla metà del XIII
secolo, sorgevano lungo la valle del Menotre. Da essi venivano
prodotti ed immessi sul mercato non solo farine ed oli, ma anche carta,
ricavata dalla lavorazione degli stracci. A questi opifici era
stato dato il nome di origine straniera : valchiera (dal tedesco walche) o
gualchiera. Grazie alle
ricerche dell’illustre storico folignate Mons. Michele Faloci Pulignani
sappiamo che i documenti più antichi su tali gualchiere risalgono al 1256 e
1273, quando i monaci dell’abbazia di Sassovivo prendono possesso di una di
esse, situata sotto il paese di Pale. Dal 1371 in poi si può parlare con
certezza di “gualchiere da carta” edificate e funzionanti, le quali
testimoniano senza ombra di dubbio quanto antica sia l’industria della carta
a Pale. Essa si sviluppò maggiormente con l’invenzione della stampa, e
se Foligno ha il vanto di aver pubblicato la prima edizione della Divina
Commedia, lo deve soprattutto al fatto che nelle sue vicinanze operavano le
cartiere di Pale. Tre esempi
aiutano a capire ancora meglio che la carta prodotta a Pale era ritenuta un
pregiato prodotto del luogo : nel 1465, quando il Beato Giacomo della Marca
venne a Foligno per placare le discordie interne, i dirigenti del Comune gli
vollero manifestare la loro gratitudine, donandogli una risma di carta di
Pale, nel 1590 Angelo Rocca, bibliotecario della Vaticana, affermava che la
carta di Foligno non aveva eguali ed infine il letterato Angelo Savelli,
priore di Belfiore, nel 1777 ne regalava una risma al dotto Annibale
Mariotti di Perugia. Questa lunga tradizione si è
perpetuata fino ai nostri giorni, grazie a generazioni di cartai fra le
quali spicca la famiglia Sordini.
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